{"id":1694,"date":"2025-12-14T19:47:55","date_gmt":"2025-12-14T18:47:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.eikasia.it\/?p=1694"},"modified":"2026-01-12T19:14:29","modified_gmt":"2026-01-12T18:14:29","slug":"dove-sono-i-cantautori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.eikasia.it\/index.php\/2025\/12\/14\/dove-sono-i-cantautori\/","title":{"rendered":"Dove sono i cantautori?"},"content":{"rendered":"\n<p>Redazione<\/p>\n\n\n\n<p>I cantautori: creature mitologiche. Retaggi di un passato duro a morire per chi, come me, li ha sempre amati. Piano piano se ne stanno andando anche gli ultimi grandi, i pi\u00f9 originali, quelli che sapevano dire ed emozionare. Alcuni bravi sono in ombra o impegnati in un&#8217;azione di resistenza, mentre le grandi case discografiche tentano il colpaccio con qualche personaggio promettente, abbastanza personaggio per poter essere venduto oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Le canzoni del passato si sono guadagnate l&#8217;eternit\u00e0, perch\u00e9 i grandi cantautori non si sono chiusi nel particolare, nell&#8217;individuale non universalizzabile, ma si sono aperti all&#8217;universale, nel parlare della realt\u00e0 interiore ed esteriore. Oggi (vale per ogni ambito della societ\u00e0) non si va oltre il privato, anzi oltre l&#8217;ostentazione pubblica del privato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Questo sguardo privatistico scava un abisso tra la musica e la vita. Pertanto ha ragione Guccini: il problema non \u00e8 se le canzoni attuali siano belle o brutte, ma che sono totalmente inutili.<\/strong> <strong>Un tempo si raccontavano storie dalle quali emergeva la storia. Il vissuto collettivo si intrecciava con il vissuto personale e le grandi canzoni avevano sempre un respiro universale<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Il mito del Che viene raccontato da Guccini attraverso una riflessione dolce e amara sulle stagioni della vita e sulla giovinezza che finisce, come ogni bella illusione. Il Sessantotto esprime la sua dimensione puramente ideologica attraverso La canzone del maggio. <\/p>\n\n\n\n<p>Spesso i cantautori non sapevano nemmeno di che cosa parlavano, poich\u00e9 l&#8217;intellettuale non ha contatto diretto con la rozza realt\u00e0, ma la vive attraverso la sua forma riassuntiva pi\u00f9 semplice, quella della pagina stampata. Parlarne per\u00f2 era un bisogno collettivo e individuale. Altra epoca, altra societ\u00e0, altra gente.<\/p>\n\n\n\n<p><br \/>Si aveva, gran bella cosa, la coscienza della propria mediet\u00e0. Si dice sempre che gli artisti sono narcisisti. Tuttavia a me&nbsp; pare che un tempo si fosse pi\u00f9 consapevoli di avere poco di veramente interessante e nuovo da dire. E lo si riteneva un problema. Pertanto si leggeva, si prendeva spunto, si metabolizzava ci\u00f2 che i geni (rari per definizione) avevano donato all&#8217;umanit\u00e0 pi\u00f9 o meno ordinaria.<\/p>\n\n\n\n<p> Nello sforzo di trascendersi, si dava una veste originale e una vita nuova a contenuti universali senza tempo. Nel raccontare le persone, le si elevava alla dignit\u00e0 del romanzo o della poesia, per la stessa consapevolezza della piccolezza umana, per la medesima lontananza dalla realt\u00e0 vera, per la stessa atavica esigenza di cura. L&#8217;ascolto, cos\u00ec, era piacevole, emozionalmente coinvolgente e intellettualmente stimolante. Si rispecchiava un&#8217;epoca, nel bene e nel male, andando oltre in direzione dell&#8217;eternit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>Adesso si rispecchia un&#8217;epoca, ma nella sua stessa passeggera inconsistente cifra. Il risultato \u00e8 che le persone con sale in zucca si annoiano, ripiegano sul passato o cercano all&#8217;estero, dove la qualit\u00e0 musicale credo sia avvantaggiata anche dall&#8217;incomprensibilit\u00e0 (ai pi\u00f9) e dalla consueta irrilevanza dei testi (con le dovute eccezioni). <\/p>\n\n\n\n<p>Una volta un cantautore mi ha detto: &#8220;ce ne vuole perch\u00e9 una canzone o un&#8217;opera d&#8217;arte ti cambi la giornata o la vita&#8221;. L&#8217;ascolto dei mostri sacri della musica \u00e8 condizionato in parte dalla loro fama. Questo \u00e8 un fattore positivo e negativo al tempo stesso, come sempre lo sono le aspettative alte. Quando invece ascolti uno sconosciuto sei curioso, ma quasi sempre finisci per essere pi\u00f9 critico. Dopodich\u00e9 l&#8217;alchimia si compie o non si compie, come in qualsiasi incontro. <\/p>\n\n\n\n<p><br \/>Il problema \u00e8 anche la sovrapproduzione musicale. Una sovrabbondanza che satura il mercato e rende complicata e faticosa la selezione. Come quando al supermercato trovi scaffali su scaffali di merce e non sai cosa prendere, una sensazione quasi angosciante. Avere troppe possibilit\u00e0 equivale a non averne alcuna. Poi c&#8217;\u00e8 l&#8217;assuefazione. Pi\u00f9 sei esposto a qualcosa, pi\u00f9 ti diventa indifferente. Per non parlare della rapidit\u00e0 degli stimoli, legata alla tecnologia, che rende tutti un po&#8217; iperattivi, incapaci di soffermarsi, di prestare attenzione. Uno spirito sovraeccitato ha bisogno di stimoli rapidi, deve passare dall&#8217;uno all&#8217;altro, se no si annoia. Ascoltare un intero album \u00e8 da boomer (invoco la Crusca contro questi neologismi).<\/p>\n\n\n\n<p><br \/>Le persone sono perennemente annoiate,&nbsp; alla perenne ricerca di nuovi stimoli. Non importa quanto stimolanti, purch\u00e9 siano nuovi.<br \/>Anche questa \u00e8 una forma di disperazione. Queste persone sono disperate, che lo sappiano o no. <br \/>Di qui il successo delle piattaforme con milioni di brani, uno si ferma e parte l&#8217;altro, nessun impegno d&#8217;acquisto, nemmeno l&#8217;onere della scelta, le imposti e i brani scorrono, sulla base di algoritmi che ti conoscono meglio di tua madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Che fatica scegliere, se c&#8217;\u00e8 chi lo fa per te. In questo nuovo stato di minorit\u00e0, comodo quanto umiliante, abbiamo per tutore una intelligenza artificiale.&nbsp; <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Redazione I cantautori: creature mitologiche. Retaggi di un passato duro a morire per chi, come me, li ha sempre amati. Piano piano se ne stanno andando anche gli ultimi grandi, i pi\u00f9 originali, quelli che sapevano dire ed emozionare. 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