{"id":222,"date":"2019-02-02T17:01:16","date_gmt":"2019-02-02T16:01:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.eikasia.it\/?p=222"},"modified":"2019-04-22T17:24:40","modified_gmt":"2019-04-22T16:24:40","slug":"amami-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.eikasia.it\/index.php\/2019\/02\/02\/amami-mare\/","title":{"rendered":"Amami mare"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.eikasia.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/mare-blog-1-cala-liberotto2031130839047803380..jpg\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" style=\"text-align:right\"><strong>A cura di Zar@<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap has-medium-font-size\">Come un\u2019amante gelosa, vorrei che il mare mi riservasse le confidenze e le carezze delle onde.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nella stagione estiva per\u00f2 sono solo una tra le tante che se ne contendono le attenzioni e la cura. Pertanto scelgo le prime ore del mattino, quando le persone ancora dormono o stanno per svegliarsi, siedo sulla riva e mi lascio coinvolgere nella danza marina, nel suo darsi e sottrarsi alla sabbia. Cerco di vedere al di l\u00e0 dell\u2019orizzonte, come facevo da bambina. Vedere l\u2019invisibile. Vedere nel senso di toccare ed esser toccata da un certo impatto col mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Con le mani nella sabbia traccio segni e impronte che il mare cancella per custodirle, in un gesto di salvezza. Il sole si affaccia timidamente e un raggio di luce mi stuzzica il viso. Sento un brivido caldo e gli occhi che si riempiono di azzurro e luccichii. \u00c8 quello il momento in cui parliamo lo stesso linguaggio, il mare e io. Siamo linguaggio. La parola attraverso la quale l\u2019evento accade, viene a essere un mondo. Siamo mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Per un istante svanisce l\u2019angoscia di essere nulla e intorno ogni cosa sembra giovare al mio esserci. Sembra trovare senso. Il senso della domanda: \u201cperch\u00e9 \u00e8 in generale l\u2019ente e non piuttosto il niente?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ma i pensieri spariscono per poi riemergere, come le onde, svelando la cooriginariet\u00e0 tra uomo e mare. Tra Universo e linguaggio. Un istante dopo, penso che la contingenza delle cose \u00e8 la cifra del loro essere. Le cose sono, ma potrebbero non essere. Si perde dunque nelle onde il senso del mio esserci. Non necessario. Assurdo. \u00c8 cos\u00ec che il domandare dell\u2019uomo si approssima alla preghiera. Di nuovo mi sento segno. Qualcosa che sta per qualcos\u2019altro che non conosce e che non \u00e8. Parte di un dialogo intramondano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">L\u2019eterno ritorno delle onde e il loro potere modellante sembra suggerirmi che posso ancora plasmare un significato. Il rumore fragoroso e instancabile sembra ripetermi che la stanchezza \u00e8 solo un alibi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Mi ricorda che sono questo, l\u2019altro dal mare. Posso essere ostacolo al suo infrangersi o carcassa da trascinare. A me la scelta. Al caso le alternative. Chiss\u00e0 poi perch\u00e9 ci si incontra se nemmeno ci riconosce\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Un rumore di passi svelti interrompe il flusso dei miei pensieri. Mi volto e scorgo un uomo che corre, proviene forse dal villaggio turistico della spiaggia vicina. Ne riconosco il travestimento da eroe dello jogging, con contapassi al polso e sguardo compassato da salvatore del mondo. Esiste un travestimento per qualunque attivit\u00e0, oggigiorno. Quando ero piccola si usciva in strada e si giocava a pallone cos\u00ec come si era vestiti. Pantaloncini o vestitino e sandali, per me non faceva differenza. Si montava sulle bici senza freni e gi\u00f9 dalle discese pi\u00f9 ripide, senza timori. Oggi per pedalare devi essere travestito da ciclista, per tirare due calci al pallone devi avere la divisa della tua squadra e le scarpe da calcio. Per correre o fare palestra devi essere travestito da fico. \u00c8 il benessere e il suo potere omologante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Improvvisamente le carezze del mare diventano pi\u00f9 insistenti, le onde corpose e la sua voce un boato. Il sole si nasconde dietro una nube scura. La comparsa del vacanziero e la prepotenza improvvisa del mare sembrano legate da un nesso causale. In realt\u00e0 sono io che stabiliscono improbabili correlazioni. Ma la problematicit\u00e0 del pensiero \u00e8 pura emozione e perci\u00f2 non va evitata, anche se costa l\u2019incompiutezza del cammino. La storia antropologica \u00e8 anche storia (emozionale) di questa incompiutezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">L\u2019urlo impetuoso del mare mi appare una reazione alla pro-vocazione della vicina industria del turismo. Il suo rifiuto di essere \u201cimpiegato\u201d. \u00c8 sublime la forza del mare che in autunno, con le prime piogge abbondanti, rimodella la spiaggia, cambiandole forma, come a rivendicarne il possesso. Nella lotta strenua col mare, anche il fiume si arrende e lungo la foce si crea un interregno spettacolare di acqua dolce e salata. Come una tregua.La perturbazione o quello che era dura pochissimo. La nube si allontana e il mare riprende il massaggio dolce e il suono monotono, rassicurante. Danzano di nuovo onde e memorie. Mentre il provvisorio lambisce l\u2019ancora pi\u00f9 provvisorio. La pelle come frontiera. Entrambi contingenti, ma chi dei due \u00e8 pi\u00f9 insignificante? Il mare \u00e8 pura meccanica, mi dico. Incapace di dare un senso a se stesso e al mondo. Non \u00e8 poi cos\u00ec diverso da me. Entrambi poniamo domande, con il nostro stesso essere, ma le risposte sono indeterminate o semplicemente possibili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ho dalla mia l\u2019affettivit\u00e0. Il mare procura emozioni, smuove sentimenti e pentimenti, patimenti, inquietudini. Sa come scuotermi. Trova il modo di placare le mie ansie. Nel mare posso rispecchiare i miei squilibri. Fingermi infinito. Ritrovarmi inconsistente e passeggera, senza meta. Il mare sa farsi desiderare, amare, odiare. Ma queste stesse emozioni \u00e8 incapace di ricambiarle. In una sorta di narcisismo inconsapevole, non \u00e8 capace di reciprocit\u00e0 affettiva. Sono io che lo cerco. Il mare non mi cerca mai. Al massimo mi viene incontro. Sono io che mi intrometto nella sua danza. Io che ne ho bisogno e che lo sento amico. Ma l&#8217;amicizia esige la reciprocit\u00e0. Certo, esige anche la distanza. Non come isolamento o distacco, ma come esigenza di autenticit\u00e0. \u00c8 perch\u00e9 voglio l\u2019amicizia che rifiuto \u201ci rapporti di buon vicinato\u201d. Ma ogni creatura secerne il proprio vuoto, come diceva Sartre. Con quell&#8217;esilio minimo che ciascuno si porta dietro, ovunque vada. La distanza del mare \u00e8 indifferenza. La mia bisogno. Entrambi siamo determinati dalla propria natura. Entrambi natura. Essere. Contingenza che rimanda al necessario, come concetto, come speranza. Speranza che \u00e8 fuga. Fuga che \u00e8 ritorno alla domanda. Perch\u00e9 l\u2019ente? Perch\u00e9 me?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Forse sono queste onde, il loro ritrarsi per poi tornare, che mi tengono prigioniera di questo circolo interpretativo. I miei pensieri non si arrestano, di domanda in domanda. Mi sembra di essere qui da ieri. Lo stomaco protesta, non ho ancora fatto colazione. Anche porre problemi \u00e8 un esercizio fisico (letteralmente). Di nuovo passi, pi\u00f9 corti e trafelati, inconfondibili. Il primo istinto \u00e8 alzarmi e fuggire. Il maledetto orgoglio mi tiene ferma. Ho paura dei cani e odio quando mi annusano o mi leccano i piedi. Odio ancora di pi\u00f9 i padroni che ti guardano con quel sorriso complice. Gli animali mi piacciono e ne ho rispetto, ma l\u2019esuberanza dei cani proprio non la reggo. Anche se, piano piano, riescono sempre a conquistarmi. Il cane in questione \u00e8 bellissimo. Una nuvola bianca e goffa. Mi si avvicina e senza annusarmi si siede accanto a me. Come se gi\u00e0 mi conoscesse. Per qualche secondo siamo io, il cane e il mare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Poi arriva il padrone, il quale viene da Ancona, non capisce le battute e parla di cose che dopo qualche minuto non ascolto pi\u00f9. Quando si allontana ripenso ai suoi modi affettati e alla prima frase: \u201csono architetto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Eccola, di nuovo, la condanna dell\u2019uomo alla libert\u00e0. Il suo essere progetto. Responsabilit\u00e0 di scelte proprie. Eccolo, il peso della libert\u00e0. Rabbrividisco ogni volta che qualcuno dice \u201csono\u201d (e non \u201cfaccio\u201d) geometra, pittore, ruspista, insegnante, psicologo, musicista\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Mi inquieta il rifugiarsi in un ruolo sociale rigidamente prestabilito per sfuggire all\u2019angoscia della libert\u00e0. Il recitare una parte talmente bene da non sentire di eccedere rispetto ad essa. A qualunque ruolo egli stesso o gli altri possano attribuirgli. I ruoli sono rassicuranti, ma noi esseri umani siamo di pi\u00f9. Siamo altro. Siamo possibilit\u00e0. Tutti, a qualunque et\u00e0. L\u2019unico senso che riesco a concepire risiede in ci\u00f2. In questa rappresentazione di me stessa mi rifugio a ogni no detto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Scelgo. Mi scelgo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il tempo passa e la spiaggia piano piano si riempie. Io cammino gi\u00e0 da un po\u2019 e il mare lo sento ancora, sulla pelle e come voce interiore. Come intuizione estetica. Raggiungo l\u2019auto, parcheggiata a distanza come scusa per fare passi in pi\u00f9. La giornata \u00e8 appena iniziata e io mi sento gi\u00e0 scarica. Far\u00f2 una doccia, nella speranza che l\u2019acqua, con la salsedine, lavi via anche la stanchezza mattutina.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>\u00abS\u00ec sono braccata! Da chi? Da me stessa. Sono io che mi sbarro il passaggio, io mi trascino, mi spingo mi arresto, mi condanno.E quando ci si lega da s\u00e8, si \u00e8 ben legati\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Victor Hugo<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>\u00abPiantarsi in mezzo a questa [&#8230;] intera meravigliosa incertezza e ambiguit\u00e0 dell\u2019esistenza e non porre dei problemi, non tremare dalla brama e dal piacere di porre problemi [&#8230;] questo \u00e8 quel che io sento spregevole\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Friedrich Nietzsche<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di Zar@ Come un\u2019amante gelosa, vorrei che il mare mi riservasse le confidenze e le carezze delle onde. Nella stagione estiva per\u00f2 sono solo una tra le tante che se ne contendono le attenzioni e la cura. 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