{"id":939,"date":"2019-12-04T19:40:07","date_gmt":"2019-12-04T18:40:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.eikasia.it\/?p=939"},"modified":"2024-08-08T06:13:04","modified_gmt":"2024-08-08T05:13:04","slug":"il-linguaggio-degli-schiavi-riflettiamo-sui-nostri-tempi-con-marcuse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.eikasia.it\/index.php\/2019\/12\/04\/il-linguaggio-degli-schiavi-riflettiamo-sui-nostri-tempi-con-marcuse\/","title":{"rendered":"Il linguaggio degli schiavi: riflettiamo sui nostri tempi con Marcuse."},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-right\">A cura di Zar@<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap has-medium-font-size\">Marcuse notava che nel parlare il suo proprio linguaggio, la gente parla sempre pi\u00f9 il linguaggio degli agenti pubblicitari (in senso ampio), in altre parole dei suoi padroni (i quali a loro volta ne hanno altri e cos\u00ec via). Nel descrivere la realt\u00e0 politica e sociale o i propri sentimenti, nel rappresentare preferenze e istinti, non esprimono solo (o pi\u00f9) se stessi, ma anche (e soprattutto) ci\u00f2 che gli dicono i media, e questo si confonde con quanto pensano, vedono e sentono realmente, finendo per prevalere. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Questa cosa mi fa impazzire. Nel descriverci, nell&#8217;esprimere amore, odio, disgusto, piacere e dispiacere sempre pi\u00f9 usiamo i termini della pubblicit\u00e0, delle serie tv, dei bestsellers, dei social network. Usa questo linguaggio persino chi prende le distanze da tutto ci\u00f2. I critici letterari o presunti tali, per esempio, nel recensire e consigliare libri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Un linguaggio che esprime e rafforza quell&#8217;universo di pensiero e di comportamento definito, quel sistema di controllo che (a parole, sia chiaro) vorrebbero soverchiare. Vero \u00e8 che la schiavit\u00f9 conviene a molti, compreso qualche ribelle prezzolato. Ogni tanto penso: dovrei prendere nota (principalmente tramite i social) e scrivere qualcosa che parli di questo, magari in modo ironico e allegorico, perch\u00e9 tutto il resto, tutto ci\u00f2 che nel nostro mondo occidentale non va, ne \u00e8 (in vari modi) conseguenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">In questo stesso contesto si colloca l&#8217;ostilit\u00e0 dei pi\u00f9 nei confronti della metafisica e della poesia. Peggio: l&#8217;indifferenza. Peggio ancora, per dirla sempre con Marcuse: la tolleranza. Un ritagliare delle &#8220;nicchie&#8221; in cui riconoscere un certo valore a queste stramberie linguistiche e concettuali, non riconducibili al linguaggio comune in quanto sublimanti, trascendenti, vaghe, assurde, contraddittorie, sconvenienti. Gli si riconosce valore in una dimensione semantica e assiologica separata. In questo modo si protegge l&#8217;universo normale di pensiero, sentimento e comportamento da ci\u00f2 che pu\u00f2 SERIAMENTE metterlo in discussione o turbarlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il filosofo \u00e8 un pazzo, un malato da guarire. La sua malattia \u00e8 un linguaggio (dunque un sentire, un pensare e un essere) non conforme. Il poeta \u00e8 un pazzo, un malato da guarire. La sua malattia \u00e8 la stessa del filosofo. La loro malattia \u00e8 una reazione al mondo malato in cui viviamo e una lotta per l&#8217;indipendenza. Le loro stranezze sono pi\u00f9 razionali e vere della loro negazione, perch\u00e9 sono parole e concetti che esprimono le contraddizioni e gli inganni della razionalit\u00e0 oggi prevalente. La loro pazzia \u00e8 lucidit\u00e0. Il vero manicomio \u00e8 questo mondo, chiosava ancora Marcuse in L&#8217;uomo a una dimensione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Al poeta, diceva, spesso si rimprovera di non farsi capire: bella la poesia ma criptica, un esercizio di stile interessante che non si traduce in cose e comportamenti, a differenza del linguaggio comune, sempre operativo, che ha pervaso ogni ambito del vivere sociale e persino l&#8217;approccio alla cultura. Vogliamo capire i simboli e le immagini della poesia, tanto \u00e8 vero che per sponsorizzarla la traduciamo nei termini del linguaggio (pubblicitario) comune. Il poeta condivide la sua poesia, dunque in un certo senso si augura che venga compresa. Il fatto \u00e8 che ci\u00f2 che dice non si pu\u00f2 dire nei termini del linguaggio prevalente, omologato e omologante. Comprendere la sua poesia presuppone proprio la confutazione e il crollo di quell&#8217;universo di discorso e di comportamento in cui la si vorrebbe tradurre e con cui se ne fa pubblicit\u00e0. O fa questo o non \u00e8 poesia. Un po&#8217; come non \u00e8 filosofia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">I termini filosofici, precisava, devono essere diversi da quelli ordinari, perch\u00e9 l&#8217;universo di discorso stabilito porta in s\u00e9 e riproduce il sistema di manipolazione e controllo a cui tutti siamo soggetti. Un sistema subdolo ed efficace che ha fatto della libert\u00e0, del confort e dello svago il suo principale strumento di controllo. Poeti e filosofi stessi, a un certo punto hanno iniziato a svendersi, nel cercare di normalizzarsi, in preda a un complesso di inferiorit\u00e0 che qualcuno ha spacciato per &#8220;presa di coscienza&#8221; o esigenza di aderenza alla realt\u00e0. Il primo talvolta si \u00e8 scagliato contro il secondo. Il filosofo \u00e8 uno che vola troppo alto, dice, che parla per pochi e di niente, lasciando tutto com&#8217;\u00e8. Il poeta invece si sporca le anime e le mani, dice le cose di quaggi\u00f9 per come stanno, le denuncia e si autodenuncia, le vive, le cambia, le assolve. Poeti le cui opere sono cariche di metafisica si sono scagliati contro la metafisica. I filosofi a loro volta hanno preso le distanza dalle invenzioni, dalle parole evocatrici, come se fossero passati invano un Parmenide o un Platone, con pagine di un valore letterario non inferiore a quello di un Dostoevskij. A qualcosa ci si deve pur ribellare, quando si avverte la schiavit\u00f9 senza avere la forza di liberarsi. Anche il filosofo si \u00e8 adeguato al pensiero scientifico-tecnico dominante e ha rinunciato sempre pi\u00f9 alla metafisica. Si \u00e8 dedicato all&#8217;analisi del linguaggio, alla scienza, alla psiche e ad aspetti della societ\u00e0, limitandosi a &#8220;prendere atto&#8221;, muovendosi nell&#8217;universo di pensiero e linguaggio dato, di fenomeni nei confronti dei quali non esercita alcuna &#8220;forza negatrice&#8221;. Ci si \u00e8 dispersi nel particolare e auto neutralizzati, intrappolati negli schemi che da dentro \u00e8 impossibile vedere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il poeta si \u00e8 vergognato di sublimare e il filosofo si \u00e8 vergognato di trascendere. Ma sublimare e trascendere sono processi essenziali per poter comprendere e soprattutto per poter negare. Dunque hanno smesso di fare entrambe le cose ed eccoci qui. Eccoci, a vendere libri di Filosofia e di Poesia come si vendono le biografie dei calciatori e delle soubrette. A venderli dopo aver venduto queste (se avanza tempo e spazio) e con le stesse tecniche, lo stesso linguaggio. Ad ammirare poeti e filosofi come se fossero creature mitologiche, che non possono turbare il nostro sonno perch\u00e9 non esistono. E se un lieve turbamento ci assale, passa in fretta. Si torna spediti al like per il like.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"719\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.eikasia.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/face-622904__4803632175527615509090.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-941\" srcset=\"https:\/\/www.eikasia.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/face-622904__4803632175527615509090.jpg 719w, https:\/\/www.eikasia.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/face-622904__4803632175527615509090-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 719px) 100vw, 719px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><em>I diritti delle opere citate sono dei rispettivi proprietari.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di Zar@ Marcuse notava che nel parlare il suo proprio linguaggio, la gente parla sempre pi\u00f9 il linguaggio degli agenti pubblicitari (in senso ampio), in altre parole dei suoi padroni (i quali a loro volta ne hanno altri e cos\u00ec via). 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