Finalmente autunno: quando l’aria cambia musica

A cura di Zar@

Dopo un’estate che sembrava non voler finire mai, finalmente l’autunno arriva. Non irrompe: si annuncia. Prima con una sera che si accorcia quasi senza farsi notare, poi con il vento che cambia direzione, con una pioggia improvvisa sui vetri, con quel primo brivido che ci sorprende mentre usciamo di casa.
È come se la natura, dopo mesi trascorsi sotto il sole, avesse finalmente voglia di parlare sottovoce.


Vincenzo Cardarelli lo aveva sentito arrivare persino nel cuore dell’estate: «nel vento d’agosto», nelle piogge di settembre. Nel suo Autunno, la stagione diventa anche una metafora del tempo che passa, di ciò che lentamente si allontana.  Ma forse è proprio questa malinconia, così delicata da non fare paura, a rendere l’autunno una stagione tanto amata.


Perché l’autunno non è soltanto la stagione delle foglie che cadono. È la stagione delle cose che cambiano colore.
I viali si riempiono di rame e d’oro, i pomeriggi acquistano una luce più morbida, le finestre tornano ad appannarsi e le case ritrovano il piacere delle lampade accese presto. Dopo il clamore dell’estate, tornano il silenzio, i libri, le passeggiate lente, il profumo del caffè e quello, inconfondibile, della terra bagnata.


Anche la musica sembra avere un posto naturale in questa stagione. Basta pensare all’Autunno delle Quattro stagioni di Antonio Vivaldi, dove il passaggio stagionale diventa ritmo, movimento, danza. Oppure a Autumn Leaves, celeberrimo standard nato dalla canzone francese Les feuilles mortes, con musica di Joseph Kosma e testo originale di Jacques Prévert: poche immagini bastano a trasformare le foglie cadute in memoria.


E poi c’è la poesia, che dell’autunno conosce bene la lingua segreta. Emily Dickinson, in The name of the word is Autumn, osserva la stagione con quella capacità tutta sua di trasformare un dettaglio naturale in una domanda sul mistero del tempo. Giovanni Pascoli, invece, in Novembre, mette accanto alla luce limpida delle giornate autunnali la consapevolezza che sotto quella bellezza si nasconde già l’inverno.


Forse è questo il paradosso dell’autunno: ci insegna che la bellezza non deve essere eterna per essere intensa.
Anzi, forse è proprio perché le foglie cadono che le guardiamo con maggiore attenzione. Perché il sole tramonta prima, ci accorgiamo della sua luce. Perché l’estate è finita, impariamo nuovamente ad aspettare.
E così, dopo il caldo, dopo le giornate infinite e le notti che sembravano non avere fine, accogliamo finalmente questa stagione quieta e un po’ nostalgica.


Con un maglione sulle spalle, una tazza fumante tra le mani e una canzone in sottofondo.
Fuori, una foglia si stacca dall’albero.
L’autunno è arrivato. E, finalmente, abbiamo di nuovo voglia di restare ad ascoltarlo.

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