A cura di Zar@
Sono stanca morta e non mi sento bene, oggi. Finalmente mi riposo un po’. Per farmi del male, faccio un giro nei social. Mi imbatto nella sempre più diffusa pretesa di mettetere al mondo un figlio con l’aiuto della Scienza, crescendolo da soli, perchè non si ha e non si vuole un compagno o una compagna e si hanno soldi da spendere in altri Paesi nei quali questa possibilità esiste.
La chiamano libertà, ma è liberismo trasposto sul piano affettivo e politico, con un esito che è liberale fino a un certo punto. Certo non è marxista.
Se c’è una cosa che non è merce né bene di consumo o proprietà, anzi non è nemmeno una cosa, ma una persona, è un figlio. Non è nemmeno un diritto, se non puoi fartelo e non hai le carte in regola per adottarlo. È, semmai, un soggetto di diritto. Ha dei diritti. Credo che tra questi ci sia suo padre, non foss’altro perché ce l’ha un padre, altrimenti non sarebbe neppure nato. O dua madre. Se lo chiamiamo genitore, il discorso non cambia.
Sì ma i padri abbandonano, picchiano, le madri sono superflue, le coppie tradizionali divorziano, famiglia è dove c’è amore e tanti altri “egoismi vestiti di sofismi” che non saprei definire in altro modo se non citando Guccini .
Non cambia la sostanza: vuoi un figlio e ti disinteressi del suo diritto, perché il tuo viene prima. L’amore e il denaro compenserebbero tutto. Fatico a pensare che la mia libertà possa compensare la mancanza di libertà altrui. E che l’amore possa arrogarsi il diritto di cancellare una parte di te.
Un bimbo non sceglie, mai. Deve farlo lo Stato, per lui, in alcune circostanze. In questi casi, credo che dovrebbe legiferare affinché, se lo vuole, un bimbo abbia ciò che gli spetta per diritto di natura.
Ma se ti muore un genitore, non è lo stesso?
La soluzione sarebbe iniziare con uno solo, in modo da massimizzare le probabilità che ciò accada? Quanti sono stati cresciuti dalla madre e dalla nonna! Sì, ma le chiamavano, giustamente, disgrazie. Spesso c’erano delle foto del padre e la memoria custodita dalla restante famiglia a dare delle risposte alle domande di identità del bambino/adolescente/adulto.
Se la figlia fabbricata in provetta fossi stata io, avrei tempestato mia madre di domande, una volta cresciuta. Dov’è mio padre? Chi sono io? Come ti sei permessa di cancellare per sempre una parte del mio DNA, vale a dire di me? Avrei fatto lo stesso con mio padre.
Niente diritto in certi Paesi per chi non ha voce: papino firma un contratto e mammina può sentirsi in pace con sé stessa perchè la sua è una scelta d’amore e di libertà. Viceversa se ad essere sostuita è la donna, con la maternità surrogata. C’è chi preme perchè sia possibile anche in Italia.
Talvolta, si viene al mondo con buona pace delle donne che si calano nel ruolo di incubatrice (causalmente provenienti da Paesi poveri o di bassa estrazione sociale) e del Femminismo. Infondo è una libera scelta, nessuno ti costringe. Già. Basta così poco per autoassolversi, la parola libertà e la parola amore usate a sproposito, per esempio. Per non farsi altre domande. Invece bisognerebbe porsele, seza tabù.
Se proprio in Italia si deve andare in questa direzione, se tutti lo desiderano, non sarò io a oppormi. Tuttavia, resta una pratica e un business eticamente e umanamente controverso, del quale continuerò a dubitare.
La religione c’entra poco. Lo dico da atea. Anzi, da essere umano. Da animale razionale.






