Consapevole disobbedienza

A cura di Zar@

Sono cambiati i tempi e con essi i bisogni. I bisogni indotti hanno soppiantato quelli vitali e sono diventati prioritari per gran parte delle persone.  Il controllo sociale è radicato nei nuovi bisogni che esso stesso ha prodotto, tra cui il bisogno di velocità. Di stimoli rapidi che si estinguono altrettanto rapidamente e che rendono perennemente insoddisfatti, alienati, schiavi. Imprigionati in un meccanismo di  consumo che diventa una droga, con il bisogno di dosi continue e sempre più elevate per provare sensazioni sempre più intense. Come ricordava Bauman: se

 tutti corrono insieme in una direzione bisogna porsi due domande: dove vanno e da cosa scappano. Per lo più da se stessi e dal fallimento dei fallimenti, vale dire la mancata costruzione di una identità propria e solida. Le identità di cui riempiono i carrelli della spesa, reali e virtuali, sono temporanee ed eterodirette, liquide, “con la data di scadenza scritta nell’etichetta”.

La manipolazione dei bisogni da parte di interessi costituiti ha raggiunto livelli tali da agire anche su quelli istintivi con la sicurezza con la quale storicamente ha sempre avuto presa su quelli sociali e secondari. E così desideriamo gli stessi corpi e le stesse anime e ci sforziamo di assomigliarci, tutti, in una paurosa e modaiola omologazione degli stili di comportamento. Ci immaginiamo influencer e questi sono i nostri nuovi (più o meno consapevoli) carcerieri. Pensiamo per sentito dire e ciò che è nuovo ci sembra sempre migliore del vecchio: la quintessenza del consumismo.

Non che si debba necessariamente restare aggrappati a un passato di valori nei quali non ci si riconosce più. Sarebbe saggio, tuttavia, provare ad immaginare un futuro, anziché vivere un eterno presente di istanti desostanziati. Che parliamo di ambiente, di libri, di musica o di politica, il nostro dire è il dire di qualcun altro. La nostra una libertà condizionata come non mai e del tutto illusoria. Di distrazioni e di auto ed etero distruzione di ogni possibilità di erigere una coscienza critica collettiva.

Soluzione? Una sana consapevolezza e disobbedienza. A se stessi e a questo ordine sempre più pericolosamente interiore.

Autunno

A cura di Zar@

Eccoci. L’estate è alle spalle, sebbene ne sentiamo ancora il profumo, odore di libertà. L’autunno è una stagione che sa di malinconia e al tempo stesso di nuovi inizi. A settembre si colloca il vero capodanno, dopo il Time-out estivo.

Il lavoro, la scuola, gli esami, si riparte con più grinta e qualche rimpianto.

Alzi la mano chi è pienamente soddisfatto delle proprie vacanze, chi ha realizzato ogni piano, ogni desiderio di relax, avventura e svago. In genere si è soddisfatti a metà, come spesso accade nella vita.

Con l’autunno si ricomincia da capo, si progetta un nuovo anno di lavoro e si fantastica sulle prossime vacanze.

Personalmente ho trascorso le mie vacanze in Sardegna. Un’isola bellissima e magica. Ho visitato in particolare la costa orientale e me ne sono innamorata.

Il paradiso c’è ed è ad un passo da noi. Mare da sogno, montagne suggestive, ottimo cibo, musica, cultura e divertimento. Ma soprattutto gente speciale che non vedo l’ora di ritrovare il prossimo anno. Avrei voluto prolungare il soggiorno, ma il dovere chiama ed eccomi qui, di nuovo in vostra compagnia.

A breve la nuova playlist, autunnale.

Buona ripartenza, amiche e amici!

Spazio poesia: Itaca

A cura di Zar@

La poesia di oggi è stata scritta da un poeta greco, Costantino Kavafis, nel 1911.


La fine delle vacanze si avvicina per tanti studenti, di tutte le età. Il ritorno a scuola è sempre traumatico, ma  al tempo stesso impreziosito da emozioni positive, quali il ritrovare i compagni di viaggio degli anni più belli e l’andare in contro alle innumerevoli occasioni di crescita e di arricchimento, culturale e umano, che solo la scuola offre.

A questi studenti dedichiamo la composizione poetica odierna, metafora della loro condizione privilegiata di giovani viaggiatori negli oceani sconfinati della conoscenza.

Il poeta avverte che non bisogna preoccuparsi troppo della mete, non bisogna mettersi fretta o avere ansia di raggiungerla, perché ciò che davvero conta, ciò che più di tutto ci arricchisce e ci completa è il viaggio. Il lungo viaggio della vita.

Buon viaggio dunque, agli studenti di tutte le età e a quanti non hanno mai smesso di imparare.


Quando ti metterai in viaggio per Itaca 
devi augurarti che la strada sia lunga, 
fertile in avventure e in esperienze. 
I Lestrigoni e i Ciclopi 
o la furia di Nettuno non temere, 
non sarà questo il genere di incontri 
se il pensiero resta alto e un sentimento 
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. 
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, 
né nell’irato Nettuno incapperai 
se non li porti dentro 
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga. 
Che i mattini d’estate siano tanti 
quando nei porti – finalmente e con che gioia – 
toccherai terra tu per la prima volta: 
negli empori fenici indugia e acquista 
madreperle coralli ebano e ambre 
tutta merce fina, anche profumi 
penetranti d’ogni sorta;
più profumi inebrianti che puoi, 
va in molte città egizie 
impara una quantità di cose dai dotti

Sempre devi avere in mente Itaca – 
raggiungerla sia il pensiero costante. 
Soprattutto, non affrettare il viaggio; 
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio 
metta piede sull’isola, tu, ricco 
dei tesori accumulati per strada 
senza aspettarti ricchezze da Itaca. 
Itaca ti ha dato il bel viaggio, 
senza di lei mai ti saresti messo 
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. 
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso 
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Albe dorate

A cura di Zar@

L’alba è quando tutto tace. Quando un colpo di spugna cancella ogni rumore di troppo, come gli innumerevoli e variegati sollazzi diurni e notturni per vacanzieri. Il silenzio che questa terra impone, inizialmente è una sensazione forte. Poi penetra dentro di te, placa i pensieri, scioglie i nodi e diventa un bisogno dell’anima. Il tuo respiro si fonde con il respiro del mare diventando preghiera. Mentre il sole insegna la rinascita giornaliera. In Sardegna.

Pensiero libero

A cura di Zar@

In questi giorni di caos politico e mediatico penso agli innocenti, quelli veri. Quelli che non abbelliscono alcun discorso e non sorreggono alcuna ideologia. Ignorati dai cattivi e dai buoni, entrambi colpevoli. Si sa, ai colpevoli l’innocenza dà fastidio. Penso a chi ha sete di pensiero e per abbeverarsi deve concedersi il lusso della sospensione del giudizio. Del silenzio.