Le poesie

A cura di Zar@

Le poesie sono meravigliosi giochi di significanti che finiscono per intrecciarsi magicamente con i significati, vibrando dal profondo dell’anima.

Sono brividi del pensiero e tremori di mani in un miracolo creativo senza sforzo, catartico, di cesellamenti minimi ed essenziali.

Il mistero del loro messaggio emozionale e teoretico si compie al momento della lettura e si chiarisce in svariati modi quante sono le personalità e i vissuti individuali e collettivi.

Accade che siano rituali del cuore o  temporanei rapimenti. Ripiegamenti e smarrimenti della mente e del cuore. Come ritrovarsi al di fuori di sé. Fervore mistico e precipizio abissale, vita viva e sublimante bellezza.

“Ogni poesia è misteriosa. Nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere”

Jorge Louis Borges

L’Infinito di Leopardi: 200 anni e un’eterna giovinezza.

A cura di Zar@

Domani saranno 200 anni dalla composizione di questa poesia da parte di un poeta e filosofo tra i più grandi: Giacomo Leopardi. Nelle scuole di tutto il Paese, ad un’ora stabilita, bambini e ragazzi di tutte le età reciteranno insieme questa meravigliosa poesia per celebrarne la bellezza e il genio.

Giacomo Leopardi – L’infinito
Poesie scelte: GIACOMO LEOPARDI, L’infinito, 1819 (Canti , XII).


Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare. 

Classici della poesia: Benedetto sia ‘l giorno, e ‘l mese, e l’anno

A cura di Zar@

In questo sonetto del Canzoniere, Francesco Petrarca loda la sua amata Laura, ricorda positivamente il giorno dell’innamoramento e celebra la poesia. Un classico intramontabile dedicato agli amanti della poesia.

Benedetto sia 'l giorno, e 'l mese, e l'anno,
e la stagione, e 'l tempo, e l'ora, e 'l punto,
e 'l bel paese, e 'l loco ov'io fui giunto
da' duo begli occhi che legato m'hanno;
e benedetto il primo dolce affanno
ch'i'ebbi ad esser con Amor congiunto,
e l'arco, e le saette ond'i' fui punto,
e le piaghe che 'nfin al cor mi vanno.
Benedette le voci tante ch'io
chiamando il nome de mia donna ho sparte,
e i sospiri, e le lagrime, e 'l desio;
e benedette sian tutte le carte
ov'io fama l'acquisto, e 'l pensier mio,
ch'è sol di lei, sì ch'altra non v'ha parte.

Filosofia per crescere

A cura di Zar@

Il Professor Enrico Berti – grande filosofo italiano tra i maggiori esperti di Aristotele – di recente ha lanciato un appello all’inserimento della Filosofia in tutti gli indirizzi di studi della scuola secondaria di secondo grado. Lo accogliamo e rilanciamo riportando il primo frammento originale della storia della filosofia. Si tratta della citazione di un passaggio dell’opera Perì Phỳseos (Sulla natura) del filosofo greco Anassimandro.

Anassimandro di Mileto afferma che l’archè o principio di tutte le cose è l’àpeiron, vale a dire l’indeterminato, l’infinito (nel tempo e nello spazio) o illimitato.

Il frammento in questione ha un grande suo valore simbolico ed emozionale, in quanto rappresenta la prima parola scritta da un filosofo che sia giunta fino a noi.

Pensiamo che la Filosofia rappresenti una incomparabile e imprescindibile opportunità di crescita intellettuale, culturale e umana che andrebbe concessa a tutti i ragazzi in formazione, per una società migliore, più matura e consapevole. Per leggere e affrontare al meglio questo tempo incerto, con le sue storture e le sue eccezionali potenzialità. Per avere e dimostrare una marcia in più nel mondo del lavoro, qualunque sia la strada intrapresa.

Principio degli esseri è l’infinito…da dove infatti gli esseri hanno l’origine, ivi hanno anche la distruzione secondo necessità; poiché essi pagano l’uno all’altro la pena e l’espiazione dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo.

Anassimandro

Pensieri sulla Liberazione

A cura di Zar@

La libertà non è qualcosa di scontato, la storia ci insegna questo. Il presente, pure. Allora difendiamola, con la memoria del 25 aprile, con il pensiero libero da fascismi espliciti e tangibili come quello del Ventennio e da altri più subdoli, nascosti dietro una facciata di democrazia e libertà, non meno pericolosi, quali l’omologazione consumistica e il globalismo che appiattisce e cancella la pluralità delle culture e la vera diversità, quella sostanziale.

Difendiamola con l’istruzione e con l’azione quotidiana, con il rispetto delle vittime delle guerre mondiali, di chi prese parte, quella giusta, con la Resistenza. Con il rifiuto di nostalgie stupide di tempi d’oro che tali non furono (quando c’era lui i treni non arrivavano in tempo) o di antifascismi di maniera.

Proteggiamola con la salvaguardia della nostra Costituzione e, magari, con la sua piena attuazione. A questo riguardo, il pensiero che oggi vi proponiamo è quello, profondo, di un partigiano illustre, il più amato dei presidenti di questa repubblica nata proprio dalla liberazione dal nazifascismo nel 1945. È il pensiero, sul legame inscindibile tra libertà d giustizia sociale, di Sandro Pertini.

Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà.

Notre-Dame: pensieri sullo sgomento popolare.

A cura di Zar@

L’incendio alla cattedrale di Notre Dame di Parigi è stato seguito con attenzione e commozione da tutto il mondo, cristiano e no.

Preghiere, lacrime, sgomento e donazioni a pioggia per la ricostruzione. Tanta attenzione e amore per l’arte e la spiritualità farebbero ben sperare, in un’epoca apparentemente superficiale e disinteressata a tutto ciò che non sia apparire frivolo, vuoto scintillante, banalità. Farebbe ben sperare se non si imponesse una riflessione più approfondita.

Intanto sul reale valore artistico, culturale e simbolico di ciò che è andato perduto. Quanti sono in grado di stimarlo tra coloro che postano le foto della cattedrale in fiamme? Eppure ci si improvvisa esperti d’arte, come del resto di qualsiasi altra cosa. Potere dei social.

Poi su come, nel 2019, l’incendio scoppiato in un edificio religioso possa ancora essere interpretato come presagio, nonostante l’illuminismo e per giunta nella sua patria.

Infine su quanta attenzione meritino la fame e la sete nel mondo, le guerre, i flussi migratori e le troppe ingiustizie nostrane e altri, su quante donazioni attirino.

Soprattutto, su quanto sia cristiano tutto questo pregare e spendersi per una guglia mentre si ignorano l’umana ingiustizia e la sofferenza del fratello. Il prossimo. Il meno prossimo.

Insomma sebbene qualcosa bruci, non è d’amore. Men che mai d’amore Cristiano.

“È esistito un unico cristiano ed è morto sulla croce”, diceva Nietzsche.

Forza, diamogli torto.