Quanto siamo smemorati? La Shoah come monito per la nostra leggerezza che rischia di diventare complicità

Redazione

Come ogni anno la Giornata della memoria è trascorsa tra eventi dedicati al dramma della Shoah dai media e dalle istituzioni, nella commossa ricostruzione di ciò che fu. Non sono mancate le testimonianze dirette, toccanti, dei sopravvissuti e i film che hanno raccontato al grande pubblico questa pagina durissima della nostra storia.

Come ogni anno abbiamo ricordato, con un occhio al presente, nella vigile consapevolezza della banalità del male, persino del male assoluto, che la Arendt ci ha descritto come terribilmente alla portata di tutti. Annidandosi nell’indifferenza e nutrendosi della deresponsabilizzazione collettiva che caratterizza la società moderna, iperconnessa eppure atomistica come non mai. La globalizzazione dell’indifferenza, più volte denunciata dallo stesso Papa Francesco, non rappresenta certo un antidoto sicuro contro l’odio e l’intolleranza verso le minoranze e le culture altre.

Al contrario spiega tanta di quella smemoratezza che ogni anno si lamenta, in questa occasione, puntando il dito contro revisionisti e negazionisti, che sono ancora troppi in tutto il mondo.

Non stupisce che persone che non riescono più a indignarsi per l’ingiustizia e la diseguaglianza sociale in questa o in altre parti più svantaggiate del mondo, siano indifferenti nei riguardi di chi ha vissuto sulla propria pelle una tragedia immane, al punto da negarla. Non stuoisce che non sentano odore di complicità in questa deresponsabilizzazione che nasce da una memoria zoppicante o assente. Del resto nel mondo sono ancora tante le situazioni drammaticamente inaccettabili, dalle guerre, allo sfruttamento del lavoro, alla povertà estrema, all’inquinamento, alla disumanizzazione dell’uomo, legati agli interessi di pochi che hanno in mano le sorti di tutti. Questi ultimi si rendono facilmente complici pensando semplicemente che così va il mondo e non ponendosi più interrogativi etici, diventati un inutile ingombro, da spazzare via a colpi di presunto progresso.

Oggi più che mai occorre ricordare, guardare al passato per non smarrirsi in questo presente confuso e inconsistente, che ci rende tutti complici, piaccia o no, di cose grandiose e al tempo stesso infime e crudeli. Sbagliate. Esiste ancora una differenza tra bene e male e non tutto è relativo. Lo è oggi più che mai. Non dimentichiamolo. Non dimentichiamo.

Segnala i tuoi eventi culturali a Eikasia

Redazione

Amiche e amici,

inauguriamo una nuova rubrica del nostro blog, dedicata alla segnalazione dei vostri eventi culturali, in tutta Italia.

Potete segnalare il vostro evento, gratuitamente, inviando un messaggio di posta elettronica alla nostra Redazione. La descrizione dell’evento non deve superare i 700 caratteri e sarà vagliato dalla Redazione prima della sua eventuale pubblicazione, a discrezione della stessa.

Nel messaggio gli utenti devono specificare nome, cognome, indirizzo e numero telefonico, assumendosi per intero la responsabilità della veridicità delle informazioni fornite, impegnandosi a segnalare tempestivamente eventuali modifiche o annullamenti di eventi.

È possibile allegare una sola immagine, sottoposta sempre a valutazione preventiva, con assunzione di responsabilità dei diritti d’autore per la stessa, da esplicitare nel messaggio.

I primi eventi culturali saranno pubblicati prossimamente.

Immaginiamo, dunque siamo!

In ricordo di Fabrizio De André

Redazione

L’11 gennaio 1999 ci lasciava uno degli artisti di maggiore spessore e pregio della musica italiana, Fabrizio De Andrè.

La memoria delle sue splendide canzoni, dense di emozione quanto prossime alla poesia, è tutt’ora viva in ognuno di noi. Sarebbe bello poter dire la stessa cosa della canzone d’autore, desaparecida, al netto di poche e pressochè invisibili eccezioni.

Pensiamo ad alcuni degli storici collaboratori e amici dello stesso Faber, che sono ancora in attività, come Massimo Bubola, Max Manfredi, Oliviero Malaspina o Francesco Baccini. A pochi pochissimi altri.

Questo ricordo vuole essere un omaggio all’uno e all’altra, con uno dei brani di Faber che amiamo di più. Che sia di auspicio per una rinascita della buona musica.

Quanto ci manca il cantautore genovese! Quale nostalgia della grande canzone d’autore.

Buon ascolto, amiche e amici.

Amore che vieni, amore che vai

Per una nuova Epifania

A cura di Giorgia Soi

Eccoci, il tanto temuto e atteso 6 gennaio è giunto. Le feste sono finite, finalmente e purtroppo. Per qualcuno questo significa ritorno a scuola, per altri al lavoro, per molti solo un fastidio in meno o in più.

Alberi e statuine del presepe ritornano alle loro scatole anonime e grigie, in atessa di un nuovo Natale, di nuova gioia di vivere e voglia di fare festa. Di rinnovata malinconia e noia festiva.

Personalmente la mia festa preferita è l’Epifania. La festa della fine o, meglio, del compimento. Del fine ultimo delle festività natalizie: il manifestarsi al mondo della divinità, del Sacro, il cogliere la grandezza nella piccolezza, come ci ha ricordato il Papa.

Di farci grandi siamo capaci tutti, complici gli artefici dell’era cibernetica, ma quanti sono in grado di farsi piccoli? L’ombra è la prova schiacciante della presenza della luce, ma quanti di noi sanno farsi prova di luce interiore?

Il protagonismo di questi tempi, in cui persino un taglio di capelli viene mandato in onda per i propri fan, come un evento imperdibile, mi spinege a riflettere sull’Epifania, quella vera. La tenerezza e lo stupore di un bambino indifeso, in una mangiatoia. La luce interiore dell’innocenza in un mondo colpevole. Di disprezzo per la vita e di indifferenza per l’altro da sé. Guerre, povertà e odio sono il segno tangibile della colpa.

Non essere luce e nemmeno ombra, essere solo un riflesso, un esile riverbero di luccicanze fasulle, questo è il destino della contemporanea umanità.

Apparire senza manifestarsi, a se stessi e a gli altri, per ciò che si è realmente. Questa esistenza inautentica esigerebbe una nuova epifania. È con questo auspicio che la nostra redazione vi augura ancora buon anno e riprende la propria attività. Che ognuno di noi possa concedere al Sacro una parte di sé…

Se Natale non è tenerezza e speranza

Redazione

Amiche e amici,

Ci siamo presi una piccola pausa, per ritornare al più presto con tante novità. Abbiamo tutti bisogno di una vacanza, dai ragazzi delle scuole agli adulti prigionieri della routine lavorativa e familiare.

Natale è vacanza, magia e svago, regali e scambio di auguri, abbondanza culinaria e pensieri di pace. Il consumismo la fa da padrone, ma questa festa ha anche il potere di accendere la speranza, la tenerezza, il bisogno di essere migliori.

Se mancano questi ingredienti non è Natale. E allora che sia Natale per tutti, il nostro augurio più caloroso possa scaldare il cuore di ogni nostro affezionato lettore, per una ricarica di speranza e dolcezza, di cui tutti sentiamo il bisogno in questi tempi non facili. Che possa accendersi una nuova luce.

Buone feste a tutti, con tanto affetto. Ci leggiamo presto!

Delle donne e degli uomini, oltre la censura del politicamente corretto, per un mondo di tutti

Redazione

Non si può dire che le donne si devono emancipare e devono essere finalmente alla pari con gli uomini e poi non agire, ognuno nel proprio piccolo, in questa direzione. Il dominio ha molte facce e sfumature. Fisico, psicologico, economico, sociale, culturale. Si alimenta di stereotipi, assenze grammaticali, ma soprattutto di opportunità mancanti. Non so se agire sulle prime due possa accelerare il superamento della terza grave insufficienza di una società ancora maschilista. So che snaturarsi per adattarsi all’uomo non è una buona idea, perché una copia è al massimo una buona imitazione, ma manca di autenticità e prima o poi viene smascherata. Di fatto ci si trova ad essere ancor di più al servizio dell’uomo, in nome di una eguale libertà, funzionale al suo dominio economico, sociale, culturale e fisico.
Chi non ti vuole prostituta non ti vuole libera. Chi ti vuole prostituta ti considera (sua) schiava. Oggetto, non soggetto di piacere. È lui che sceglie, tu vieni scelta, scegli di essere scelta, come un qualsiasi bene di consumo, con un prezzo. Tu non presti un servizio, lo sei. Sei servizio. Sei al servizio, come sempre.

Vero è che qualche passo in avanti va fatto, anche qualche passo falso, ma bisogna progredire. Occorre cambiare, riorientare la visione altrui e nostra della donna.

Leggevo che il ciclo rappresenta un problema per la donna, solo perché la società, dunque l’uomo, la obbliga alla linearità, a procedere dritta con impegni e oneri, non tenendo conto delle sue esigenze. Le aspettative sono nei suoi confronti le stesse che valgono per gli uomini e questo non è né giusto né inclusivo. Un mondo diverso è possibile? Deve essere a misura di donna per essere inclusivo e giusto? È giusto un mondo a che sia misura di alcuni e non di tutti? Est modus in rebus, occorre trovare un equilibrio tra le diverse esigenze e per farlo occorre sottolineare le differenze, non fingere che non esistano.

La parità nella diversità presuppone il riconoscimento della diversità e la sua valorizzazione.

Tuttavia oggi la diversità è diventata tabù o diktat stravagante, commerciale. In entrambi i casi va nascosta nella sua sostanza ed esibita, ostentata, nella forma. In altre parole la diversità oggi viene normalizzata perché possa essere accettata e per certi versi monetizzata. Ecco perché per designarla si usano suoni morbidi, sigle, inglesismi che la rendano glamour. Ecco perché ci si inventa una nuova normalità che stia a monte delle differenze. La pretesa di una neutralità che scansa o rinvia ogni differenziazione è la nuova discriminazione nei riguardi del diverso, un odio malcelato verso ciò che è naturalmente e incontrollabilmente differente. Oggettivamente.


Questa ossessione per il politicamente corretto più che censura è paura del diverso. Terrore di doverlo riconoscere per ciò che è. Bisogno di vederlo per ciò che non è per poterlo riconoscere e accogliere.

Le donne devono diventare uomini per poter affrontare il mondo o il mondo deve adattarsi alle donne perché si raggiunga l’agognata e sacrosanta parità? Entrambe le cose mi sembravano impossibili, ammesso che siano opportune.


La mia impressione è che si perda sempre più il senso della realtà.

Si dimenticano le questioni sostanziali, di diversa eguaglianza, prima di tutto economica e sociale, per inseguire quelle formali o immaginarie. Si pretende che tutti si viva una gigantesca farsa, in cui la realtà si perde a vantaggio dell’interpretazione, la si chiama inclusione, ma è solo una delle tante parole vuote con cui si pretende di cambiare il mondo lasciandolo esattamente com’è.

Giusto sensibilizzare, doveroso lottare, indispensabile educare e rieducare, ma senza dimenticare che, alla fine del processo, dobbiamo essere ancora tutti sani di mente e soprattutto tutti liberi. Un amore assoluto e incondizionato per la verità potrà giovare, mentre si punta dritte alla meta delle pari opportunità. Per un mondo che non sia delle donne o degli uomini, ma di tutti.

Socialnoia

A cura di Anna S.

Instagram, Facebook, Twitter. Tik Tok no, sono troppo anziana per questo e mi resta un po’ di dignità.

Social sì social no, il grande dilemma. Sbaglia chi se ne tiene alla larga? La domanda vera è come ci riesca.

Sono così accattivanti, nella loro promessa di notorietà, nelle dosi quotidiane di gossip, nell’illusione dell’amicizia universale. Come esimersi dall’apparire. Colta, sexy, bella, ironica, esperta, buona, cattiva, informata, fluida, glamour, sei ciò che vuoi essere o meglio ciò che devi essere per colpire, piacere, maturare consenso, ottenere visibilità.

Ti sei riempita di filtri e l’hai sparata nel modo consueto, solito, collaudato, da manuale della perfetta nullità.

Col tempo ci prendi la mano e diventi una professionista del sociale, della civiltà e dell’inciviltà. Capita anche che ti svegli una mattina e ti ritrovi influencer, con migliaia di follower. Migliaia! Che avrai mai fatto di tanto speciale da meritare tanta attenzione?

Banalità scintillanti, tette in vista e finta trasgressione: il gioco è fatto.

In alternativa puoi buttarla sull’ironia, macinare meme, scopiazzare stili di risata. L’intellettuale, anche quello ha un suo perché e fascino. Avanti signori! C’è spazio per tutti.

Ogni giornata è speciale, nei social, anzi internazionale. Oggi i cani, domani le donne, dopodomani il salto in alto. Si celebra, tutti insieme e lontani anni luce l’uno dall’altro, l’inconsistenza di massa targata 2022. Quasi 2023.

Sapete che vi dico? Mi sono stancata di ogni persona, post, news che vedo nei social network. Ripetitivo, finto, gravitante intorno ai soliti temi, impastato di rituali collettivi, tristemente omologante. La direzione è una e una sola: il nichilismo. Annientare ogni difesa contro la barbarie del vivere per consumare.

Che barba che noia, diceva la simpatica Sandra Mondaini. Lo dico anch’io, mentre scorro le notizie in bacheca.

Autunno in poesia

A cura di Zar@

Amiche e amici, oggi diamo spazio alle poesie, giunte numerose in redazione negli ultimi mesi. Pibblichiamo quella che più ci ha colpito, dopo lunga e attenta cernita. Continuate a scriverci, i tempi si fanno duri e l’autunno va affrontato in spirito di bellezza. A presto!

Il nostro tremare

Cercami se mi pensi

non considerarmi perduta 

solo perché non possiamo averci,

io ti porto nella mente come un tarlo

principio e fine di ogni sbaglio.

Dentro al tuo respiro  l’ansimare 

del cuore che fatica a trovarsi.

Ogni parola è come pioggia d’aprile

che vale più del carro d’oro del re Basile

che spegne il pianto,

mentre sale la paura di tradirmi 

per ciò che ti vorrei dire.

Non c’è inganno nel mio mentire

solo amore santo e giusto patire

Il valzer delle foglie

delle voglie 

Una libertà senza odori

L’autunno in catene e la luna

di fuori.

Mariposa

Una vita in prosa

A cura di Zar@

Sempre caro mi fu…

Leopardi sono stata innamorata di te, a 15 anni, quando tutti dicevano che eri il classico bruttarello intelligente, un po’ asociale e represso. Quando tutti ti definivano un pessimista cosmico. Io ti leggevo e immaginavo di baciarti sulle labbra, sognando di meritare una tua poesia, anche solo qualche verso.

Le amiche desideravano cantanti, calciatori, attori vivi e morti, facce da poster e corpi da Cioè. Io desideravo Giacomo Leopardi. Pensavo che saremmo stati una bella coppia, io bella e lui geniale.

La realtà è stata meno benevola.

Ho conosciuto un solo poeta nella mia vita, arrogante e nevrotico, oltre modo narciso e soprattutto privo di qualsiasi interesse per la sottoscritta. In alcuni momenti ho pensato di odiarlo. Per fortuna il passato è passato. E poi, parliamoci chiaro, non era Leopardi. Non aveva il suo genio e il fascino disperato. Era un discreto paroliere e niente più.

Al di là di tutto è chiara una cosa: non è destino che ispiri poesia! La mia vita è pura prosa. E naufragar m’è dolce in questo mare.

Illudersi e guarire

A cura di Zar@

Dicono che scrivere è mettersi in viaggio verso la guarigione. Sono abbastanza d’accordo. La malattia è la cosa meglio distribuita al mondo, ognuno di noi ha ferite aperte e cicatrici a ricordare quelle chiuse.

Alcune cicatrici si reinfettano, quando meno te lo aspetti. Hai appena abbassato la guardia ed ecco che la sorte ti dimostra che hai fatto molto male.

Per esempio spesso mi illudo di avere degli amici, persone su cui contare, che mi vogliono bene e che si preoccupano per me. Anche quando mi arrivano segnali contrastanti, trovo un appiglio per assolverli e pensare ancora di essere amata. È questa la mia malattia.

Quando una persona si dimostra scostante e indifferente una volta, due e tre, significa che devi cancellarla dalla lista immaginaria delle tue amicizie. Non ci sono santi.

Non so se a voi capita di voler vedere ciò che non c’è. A me capita: vedo amici da tutte le parti e al momento del bisogno mi ritrovo immancabilmente sola.

Li chiamano narcisi, persone con un ego senza confini, che anche quando sembrano apprezzare gli altri, in realtà stanno pensando a come usarli. Persone incapaci di restare accanto ad altre, per cui l’amico buono è quello ultimo e nessuno è più buono di loro stessi.

Persone alla continua ricerca del nuovo perché non hanno niente da dare e tutto da prendere.

Quando incontrano un vero amico ne riconoscono la qualità intrinseca, ma dopo un po’ ripartono perché non sanno restare. Si annoiano. Sapessero quanto sono noiosi loro!

Vi racconterò di quando mi ritrovai ad affrontare una brutta malattia e tutti fecero il vuoto intorno a me. Che novità, si dirà. Eppure non me lo aspettavo, non da tutti, ero assolutamente certa che qualcuno tenesse realmente a me e che mi sarebbe stato vicino nel momento del bisogno.

Le certezze sono la vera illusione. L’illusione è la vera malattia.

Scriverò dunque di quei giorni e delle ferite incurabili, del male senza riposo, della rinascita attesa e sfinita.

Spero sia di aiuto per qualcuno o di consolazione.