Costa Rossa d’Autore 2026: in scena la canzone d’autore, nel ricordo di Oliviero Malaspina.

Pasqualina Traccis

Ci sono rassegne che non sono solo spazi culturali, basati sulla condivisione di buona musica, ma scelgono di costruire un racconto fondato sull’ascolto, sull’incontro e sul valore della parola e dell’emozione. Costa Rossa d’Autore è una di queste.

Nella cornice granitica di Costa Paradiso, dove il rosso della roccia abbraccia il blu del mare, dall’11 al 13 agosto, si svolgerà la terza edizione dell’evento musicale ideato e diretto dal musicista e produttore Salvatore Papotto.

La manifestazione, quest’anno, ha scelto di interrogarsi sulla canzone d’autore, un genere musicale vivo e in continua evoluzione, “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”, per citare i versi di uno dei suoi esponenti più significativi.

Un linguaggio capace di attraversare poesia, letteratura e altre forme di performance e spettacolo, come spiega lo stesso Papotto, che sfida il tempo e ne è figlio, in quanto continua a parlare del mondo e soprattutto di noi Questa forma di narrazione poetico-emozionale rappresenta, infatti, un baluardo prezioso di umanesimo, in una società che ama definirsi progredita perché interpreta il cambiamento come vita, anziché il contrario.

Il cartellone riflette questa visione organica e vitale della canzone d’autore.

Ad aprire la rassegna, nell’anfiteatro di Costa Paradiso, sarà Alessandro Azara, artista che vanta collaborazioni importanti con grandi nomi del panorama musicale sardo e italiano. Con Canzoni nude, presenterà i suoi brani in una chiave semiacustica, più intima, spogliandoli degli arrangiamenti più frenetici ed elettronici, per restituirli alla loro essenza più autentica. L’artista eseguirà brani tratti da Non eri qui e Al di là delle nuvole, che proiettano verso un altrove salvifico, rispetto a una società sempre più cinica e superficiale. 

Seguirà Stefano Barotti, autore dalla scrittura elegante e misurata, capace di muoversi con naturalezza tra il folk e la canzone d’autore italiana, con cinque album all’attivo e tante importanti collaborazioni. La scaletta di Barotti attraversa i brani più significativi della sua discografia,  con  incursioni in Filigrana, il nuovo album di inediti del cantautore di prossima pubblicazione. 

La chiusura sarà invece affidata a Pat and Co, duo musicale francese formato nel 2019 dalla cantante Patricia Guilmard e dal polistrumentista e compositore Claude Lai. Il loro sound unisce jazz, soul, trip-hop e influenze della black music in diverse lingue, con l’album d’esordio dal titolo Fusion. Il duo, insieme a Salvatore Papotto proporrà Canzoni di contrabbando, un progetto in cui le frontiere musicali si dissolvono e la canzone diventa luogo di incontro e contaminazione tra universi sonori diversi.

Uno dei momenti emotivamente più intensi della rassegna sarà senz’altro quello dedicato a Oliviero Malaspina, cantautore, poeta e scrittore, noto, tra le altre cose,  per essere stato l’ultimo coautore di Fabrizio De André, nella stesura degli incompiuti Notturni, e di tanti album del figlio Cristiano. 

Artista caleidoscopico e pluripremiato, nel maggio del 2025, aveva ricevuto l’ultimo, meritatissimo riconoscimento: il Premio Civilia – Cultura, Parole e Musica-alla canzone d’Autore. Tra gli svariati attestati anche il premio MGM Los Angeles, Migliore songwriter italiano, il Premio UNESCO per musica e poesia Messaggero di Pace, le tre vittorie a Musicultura e il Premio Lunezia (con Cristiano De André). 

Malaspina è stato un artista sublime e abissale. Nelle sue opere, ha dipinto il mondo e l’umanità senza ammiccamenti o censure, con pennellate nitide che trafiggono il cuore, ma che, al tempo stesso, consolano (senza alcun intento consolatorio), come appiglio di bellezza nel deserto dell’esserci

La sua voce raffinata e detonante ha attraversato il nostro tempo con originalità e acume poetico, nella vicinanza attiva a quell’umanità ultima che più di tutte attirava la sua attenzione, uscendo di scena “con impeccabile discrezione”, proprio come il volatore del suo omonimo brano. L’artista si è infatti spento nel settembre del 2025, fuori da ogni clamore, coerentemente con il suo stile delicato e riservato.

Il suo ricordo sarà un dialogo tra musica e parole, affidato a Salvatore Papotto (suo ultimo produttore) e allo scrittore Giuseppe Cristaldi, entrambi legati a Malaspina da un legame profondo e da una significativa collaborazione.

La collaborazione con lo scrittore Cristaldi, nutrita da una lunga e fraterna amicizia, ha riguardato in particolare alcuni brani dell’album Malaspina del 2014 e il libro Drammaturgia degli invissuti. 

Lo scrittore salentino-sardo, fine e impegnato, ha ricevuto vari riconoscimenti, come il Premio Kallistos nel 2009, il Premio eccellenza pugliese nel 2013, il Premio Puglialibre, Menzione miglior romanzo del 2013 e il Premio Presidi del libro nel 2017. 

È dunque facile prevedere che l’omaggio a Malaspina non sarà un semplice tributo commemorativo, ma un incontro di anime accomunate dalla stessa purezza, dalla capacità di ricamare sogni “a punto di neve”  e da un’identica passione per l’umanità.

Un dialogo mai interrotto, capace di restituire la complessità di un autore che ha saputo abitare i territori della poesia e della canzone d’autore con la stessa intensità e unicità, lasciando un’eredità che continua a emozionare e interrogare chi scrive e chi ascolta.

In un tempo in cui la musica è spesso consumata con la rapidità dello scorrimento digitale, Costa Rossa d’Autore sceglie una direzione diversa. Invita a rallentare, ad ascoltare davvero, a riscoprire il peso delle parole e delle note, a riflettere sullo statuto della canzone d’autore e sulla sua funzione umana. 

Tra il vento che arriva dal mare e il profilo scolpito della costa gallurese, la rassegna costruisce così un piccolo spazio di resistenza culturale, dove ogni concerto diventa un racconto e ogni racconto un’occasione per ritrovare, attraverso la musica, qualcosa di noi stessi.

La canzone d’autore, come la poesia, va custodita, esplorata e valorizzata, perché è un fatto d’umanità, puro e semplice.

Playlist da Spotify

A cura di Zar@

La musica è la cosmesi e il nutrimento dell’anima, incanto, respiro e sostentamento.

Forza vitale e bellezza.

Mi piace la musica italiana e internazionale, se buona s’intende.

Non seguo mode e tendenze, soprattutto quelle che spacciano per musica ciò che è poco meno di rumore.

Il nulla fatto canzone, dei generi musicali e dei cantanti più in voga, mi crea disagio. Imbarazzo.

Non permetto a nessuno di dettarmi il gusto.

Scelgo io cosa ascoltare e cosa respingere al mittente.

Oltre le imposizioni del mercato che sponsorizza il brutto e ciò che non ha valore, mentre censura di fatto le “cose buone e giuste” che ancora qualcuno spaccia, di nascosto dai media tradizionali e all’oscuro del grande pubblico.

Artisti veri e puri che lottano ogni giorno contro i mulini a vento per restare fedeli a se stessi e all’arte.

Prossimamente vi proporrò la mia personale Playlist su Spotify che aggiornerò costantemente.

Spero che vi piacerà!

I diritti delle opere citate sono dei rispettivi proprietari.

C’era una volta la musica italiana

A cura di Zar@

Sanremo è finito, andiamo in pace.

Non so voi, ma io non ne potevo più.

Il festival del “di tutto un po’”, purché sia mediocre e facilmente smerciabile con un buon ritorno economico e poca spesa. Ormai sembra questa la logica della produzione musicale in Italia. Personalmente non considero il vincitore, giovane cantautore sardo-egiziano Mahmood, né migliore né peggiore degli altri che quest’anno hanno animato la kermesse musicale sanremese. Così come non ho trovato lo spettacolo in sé più noioso di altre annate. Ciò che mi ha stancato è l’ennesima conferma dell’imbarbarimento della canzone italiana, quella che passa nelle radio e in tv, figlia dei Talent e ancella di questo nuovo genere che fatico a definire musicale: il Trap.

Questa edizione di Sanremo tra l’altro ne sancisce la fusione e delinea chiaramente la già citata tendenza del mercato musicale attuale: massimo profitto con il minimo investimento e a scapito della qualità.

Culturalmente si tratta di una grande perdita per tutti.

Testi e sonorità trite e ritrite, banali e noiose, voci tutte uguali, come (ri)prodotte in serie, tematiche standard, nessuna emozione, nessuna vera novità.

La musica di qualità non c’è più? È morta? O viene semplicemente censurata dal mercato, con i suoi monopoli, finendo per non esistere più per nessuno? A noi consumatori la risposta.

Non c’è radio o TV che non si possa spegnere.