Il vangelo secondo Gesù Cristo di J. Saramago: RECENSIONE

A cura di Redazione

Il romanzo di Saramago ripercorre la vita di Gesù di Nazareth, attingendo in parte ai vangeli apocrifi e in parte all’immaginazione, guidata dalla personale interpretazione dell’autore di temi eterni come l’esistenza del bene e del male e il senso complessivo dell’essere al mondo.

Se si trattasse dell’aspetto storico o teologico, verrebbe da dire “niente di nuovo sotto il sole”, ma non è così. Nel libro non ci sono soltanto le riserve e le obiezioni classiche, sollevate dalla ragione umana di qualsiasi epoca storica, Medioevo compreso, di fronte al mistero della rivelazione, della fede in un dio che si fa uomo e che salva.

Non c’è solo la consueta argomentazione contro l’esistenza di dio, a partire dall’esistenza del male e del dolore umano, dalla constatazione dell’ingiustizia e della sofferenza innocente o il voler evidenziare le contraddizioni, i paradossi, della narrazione evangelica e biblica. Del bene che si compie attraverso il male.

Intanto c’è una scrittura che non scopriamo noi, meravigliosa.

Inoltre, l’immaginazione si somma alla ragione filosofica per rappresentare in maniera icastica il dialogo, il faccia a faccia, tra Dio e Satana, dall’esito inatteso e fantastico. E la dualità dell’uomo che si specchia nel suo dio.

Vale la pena leggere le pagine dense e dettagliate, seguire la narrazione lenta e intensa, per arrivare al fulcro di questo bel romanzo che rovescia la prospettiva assodata di un uomo dio e di un bene assoluto. Ci si emoziona, a leggere certi passaggi del libro.

Non può mancare tra le letture di chi apprezza questo scrittore.

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