A cura di Zar@
L’ultima moda sono i musicisti e cantanti professionisti, dalla carriera longeva e costellata di successi, che si esprimono in maniera ecumenica sull’evoluzione del mercato musicale.
La trap? Non è brutta, elementare, di scarsa qualità, ma solo diversa, espressione delle periferie e della società attuale.
La restante musica? Non è più commerciale di quella dei decenni precedenti, più banale dal punto di vista dei temi e dei testi, elementare, da età delle pietra, da quello musicale. È una questione generazionale! Stili e generi vanno e vengono, le generazioni precedenti non la capiscono. Prima c’era la chitarra, adesso il pc. Tutto come sempre e tanto snobbismo boomer.
Chi lo dice, inoltre, che la Classica o il Jazz sono musica di qualità e il Pop solo musica accessibile a tutti, in altre parole di serie b, per un pubblico ignorante? Che se tutto va bene, tale pubblico va verso i cantautori italiani, i miti del Rock o del Pop internazionale, insomma verso il passato, verso la musica strumentale e le parole scritte di proprio pugno, non con l’AI? Mentre, se tutto va male, beh, lo sapete, basta accendere la radio o fare un giro su qualche piattaforma. Chi la pensa così è snob o retrogrado, presuntuoso, magari invidioso del successo altrui. Non capisce che siamo tutti diversi e unici, ognuno con un proprio gusto indiscutibile, tutti sullo stesso piano perchè uno vale uno sempre. Bisogna avere rispetto del gusto altrui, non è vero che siamo manipolati dalle case discografiche, dalla pibblicità, dal mercato di cui siamo parte. Chi lo pensa subisce una manipolazione uguale e contraria. Nessuno, nemmeno Bach in persona, ha il diritto di giudicare il gusto altrui, l’altrui musica.
Una moda patetica, diciamolo. L’ipocrisia ad essa sottesa è lampante e non richiede alcun approfondimento. Nessun musicista può davvero pensarla così, discorso chiuso.
Ne aprirei un altro sulle contraddizioni implicate da queste teorie passeggere.
Chi decide cosa dobbiamo ascoltare, cosa ci piace, cosa è musica di qualità e cosa non lo è? L’accademia? Il successo? Loro? Noi? E per noi intendiamo la massa o il singolo?
Siamo tutti diversi e unici, si dice. Talmente diversi e unici che ascoltiamo le stesse cose. Di qui la dedinizione di Pop.
La questione è semplice: o abbiamo dei tratti in comune o quelle canzoni sono oggettivamente meno complesse e più accessibili, più adatte alla massa, a tutti, che è come dire che non siamo poi così diversi e unici…
La struttura musicale di un brano non è un fattore soggettivo, essendo matematica pura. La difficoltà di eseguire una scala o un’altra, si può stabilire a priori e il talento assoluto è la rara eccezione che conferma la regola.
Che l’intero universo si basi su un proncipio di risparmio e l’essere umano, chi più chi meno, fugga la complessità e cerchi una scorciatoia, è fisica e antropologia di base.
Dostoevskij è uno scrittore eccelso. Chi fugge alla vista di un libro e si sente male se supera le 20 pagine, esiste e rientra in quella massa che fa media e non inficia la qualità letteraria superiore dello scrittore russo, né rende Fabio Volo superiore a quest’ultimo o un suo pari.
Vale anche per chi fugge Beethoven per Elettra Lamborghini.
Cosa vi rende così deboli di fronte alla verità nuda e cruda? Alla contraddizione palese? Il politicamente corretto? La paura di invecchiare? La paura di non essere selezionati da una casa discografica che in ogni caso non vi selezionerà mai? Il conformismo dell’anticonformismo?
Sapere aude! Osate dire pubblicamente ciò che pensate davvero. Non ci crede nessuno che pensiate quanto orgogliosamente fingete di pensare. La verità richiede coraggio.
La verità è che c’è buona e cattiva musica. Certa misica costa meno e rende tanto. E poi tra il pubblico c’è chi ha studiato e chi no. C’è chi ha gusto e chi no, chi arriva in alto e chi no.
Le differenze vere sono queste. Lo saranno sempre. Non significa essere persone migliori, ma neppure peggiori. Così è la vita. C’è chi sfrutta questo dato di fatto.
Si fa un torto all’arte con questa celebrazione del banale, che riempie le tasche di alcuni e svuota la mente e l’anima di tanti, specie se avallata dagli addetti ai lavori che vedono bene quanto accade, ma non hanno il coraggio di opporsi.
