Spazio classici della poesia: Spleen

A cura di Zar@

Paul Verlaine


Le rose erano tutte rosse
e l’edera tutta nera.

Cara, ti muovi appena
e rinascono le mie angosce.

Il cielo era troppo azzurro
troppo tenero, e il mare

troppo verde, e l’aria
troppo dolce. Io sempre temo

– e me lo debbo aspettare!
Qualche vostra fuga atroce.

Dell’agrifoglio sono stanco
dalle foglie laccate,

del lustro bosso e dei campi
sterminati, e poi

di ogni cosa, ahimé!
Fuorché di voi.

Spesso il male di vivere ho incontrato/Spazio classici della poesia

A cura di Zar@

Oggi proponiamo una delle poesie più note e belle di uno dei poeti italiani più grandi del Novecento: Eugenio Montale.

Spesso il male di vivere ho incontrato

era il rivo strozzato che gorgoglia

era l’incartocciarsi della foglia

riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio

che schiude la divina Indifferenza:

era la statua nella sonnolenza

del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Solo et pensoso

A cura di Zar@

Spazio a un italiano del Trecento che è diventato un modello per i poeti di tutto il mondo.

Stiamo parlando del poeta Francesco Petrarca. Del suo canto d’amore per Laura e di intramontabile umanità.

Ecco uno dei sonetti più celebri dal Canzoniere, la sua opera più importante.

Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:

sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co·llui.

Versi intramontabili al tramonto

A cura di Zar@

Come non cedere alla seduzione dei classici della poesia? Ecco dunque “Alla sera” di Ugo Foscolo, il poeta di Zante.

Godetevela con me, verso dopo verso, sospiro dopo sospiro di bellezza intramontabile.

A presto!

Alla Sera

Forse perché della fatal quïete
Tu sei l’imago a me sì cara vieni
O sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,

E quando dal nevoso aere inquïete
Tenebre e lunghe all’universo meni
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

Delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

Sei la terra e la morte


A cura di Zar@

POESIA DI CESARE PAVESE

Sei la terra e la morte.
La tua stagione è il buio
e il silenzio. Non vive
cosa che più di te
sia remota dall’alba.

Quando sembri destarti
sei soltanto dolore,
l’hai negli occhi e nel sangue
ma tu non senti. Vivi
come vive una pietra,
come la terra dura.
E ti vestono sogni
movimenti singulti
che tu ignori. Il dolore
come l’acqua di un lago
trepida e ti circonda.
Sono cerchi sull’acqua.
Tu li lasci svanire.
Sei la terra e la morte.

3 dicembre 19451

Libertà di pensiero

A cura di Zar@

Giordano Bruno, filosofo, nel 1600 pagò con la vita la propria instancabile e ferma difesa della libertà del pensiero e della ricerca.

Scriveva:

Possa io tener lontano da me non solo la consuetudine di credere, instillata da maestri e genitori, ma anche quel senso comune che in molti casi e luoghi appare colpevole di inganno e di raggiro; possa io tenerli lontani in maniera da non affermare mai nulla, nel campo della filosofia, sconsideratamente e senza ragione; e siano per me ugualmente dubbie tutte le cose, tanto quelle che sono reputate astrusissime e assurde, quanto quelle che sono considerate le più certe ed evidenti, tutte le volte che vengono messe in discussione.

Giordano Bruno, Epistola dedicatoria a Rodolfo II, in Articuli adversus mathematicos.

Poesia di Cesare Pavese



A cura di Zar@

Poesia di Cesare Pavese

Tratta da: La terra e la morte

Tu sei come una terra

che nessuno ha mai detto.

Tu non attendi nulla

se non la parola

che sgorgherà dal fondo

come un frutto tra i rami.

C’è un vento che ti giunge.

Cose secche e rimorte

t’ingombrano e vanno nel vento.

Membra e parole antiche.

Tu tremi nell’estate.

Cento anni dalla Grande Guerra

A cura di Zar@

A novembre 2018 saranno passati cento anni dalla fine dell’utile strage della Prima guerra mondiale, iniziata nel luglio del 1014.

Una lunga e logorante guerra di trincea che ha causato più di dieci milioni di vittime.

Ad essa sono stati dedicati alcuni dei versi più forti, incisivi e strazianti  della poesia in ogni parte del mondo.

Memoria indelebile di ciò che è stato e di ciò che ancora potrebbe essere per un’umanità sconfitta dalla sua stessa rapacità.

Ricordiamo questa ricorrenza con i versi di Giuseppe Ungaretti, poeta e reduce della Grande guerra.

Soldati

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.